Fumata nera a Bruxelles

Fumata nera a Bruxelles

L'esito del Consiglio agricolo dell'Unione Europea

  Mercoledì, 16 Marzo, 2016 - 11:04

Sono delle “non decisioni” quelle prese a Bruxelles nel corso dell'ultimo Consiglio agricolo dell'Unione.

Uno stallo che certifica la mancanza di una posizione comune tra i ministri all'agricotura del continente e un segnale che rischia di inasprire una delle crisi più difficili degli ultimi anni, nonostante siano previsti alcuni interventi tampone che permetteranno di prendere tempo.

Previste deroghe sugli aiuti di stato, il prolungamento delle misure di sostegno per le carni suine e l'ortofrutta e un'eventuale rimodulazione del budget sulla promozione.

La delusione è palpabile tra gli agricoltori che si sono riuniti a Bruxelles in attesa di risposte efficaci dai ministri riuniti.

“Le aspettative delle imprese europee – ha commentato il presidente di Cia-Agricoltori italiani, Dino Scanavino - sono state disattese. A pesare in particolare è l'assoluta mancanza di interventi per il settore lattiero-caseario mentre, sul fronte commerciale e della gestione degli embarghi, l'inefficacia delle soluzioni diplomatiche continua a ricadere, ingiustificatamente, sulle spalle delle aziende che non hanno alcuna responsabilità.”

“Se gli interventi per gestire l'emergenza nel breve periodo non seguiranno subito risposte strutturali e di prospettiva – conclude Scanavino – la crisi che oggi riguarda alcuni tra i più importanti settori rischia di allargarsi a macchia d'olio. E' giunto il momento che l'Ue dimostri di stare dalla parte degli agricoltori, assumendosi responsabilità e ricollocando la questione agricola al centro dell'agenda europea.”

Non meno dura la posizione di Coldiretti.

Afferma il presidente, Roberto Moncalvo: “Come è avvenuto per i migranti, anche sulla crisi dell'agricoltura l'Unione Europea si comporta come Ponzio Pilato e scarica la responsabilità sugli Stati Membri che sono già costretti a fare i conti con i duri vincoli di bilancio. La mancanza di risposte strutturali da parte dell'Unione Europea di fronte a squilibri di filiera che sono comuni a tutti i paesi dell'Unione e interessano trasversalmente diversi settori vuol dire, di fatto, non voler affrontare davvero e rapidamente la questione agricola in Europa.”

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