Il referendum che infiamma la politica

Il referendum che infiamma la politica

Dalla "picconata" di Napolitano alle previsioni dei sondaggi

  Venerdì, 15 Aprile, 2016 - 15:04

A meno di quarantott'ore dal voto, prosegue e si infiamma il dibattito relativo al referendum che chiama gli italiani ad esprimere la propria opinione in merito alle estrazioni di combustibili fossili da giacimenti collocati entro le 12 miglia marine dalla costa.

A sollevare l'ultimo polverone, in ordine di tempo, l'intervista che Giorgio Napolitano ha rilasciato al quotidiano La Repubblica nella quale l'ex capo dello Stato si schiera a favore dell'astensionismo rilevando che tale scelta è legittima poiché prevista dalla Costituzione.

Un'opinione eccellente che Matteo Renzi è pronto a cavalcare per ribadire la posizione del Governo, apertamente schierato a favore dell'astensionismo: il referendum del 17 aprile, secondo il presidente del Consiglio, non sarebbe altro che una bufala.

L'iniziativa di consultazione popolare, nata per volontà di nove regioni italiane e concepita con la finalità di tutelare l'ambiente, assume ora una decisa connotazione politica.
Il fronte del "Si" vede schierati personaggi di spicco del Partito Democratico, come Michele Emiliano, assieme ai falchi del centro destra, come Renato Brunetta pronto a sfruttare l'onda lunga del dissenso popolare per "mandare a casa Renzi".

Non meno infiammate le prese di posizione della minoranza Dem che, per bocca del bersaniano Roberto Speranza, reputa "inaccettabile" l'invito del Premier a disertare le urne.

Una sollecitazione che, a onor del vero, rievoca dichiarazioni di stampo craxiano alla stregua di un'eco dai tempi bui della Prima Repubblica e che, tuttavia, si basa su una considerazione ben contestualizzata: interrompere le estrazioni al momento della scadenza delle concessioni e non al naturale esaurimento del sito produttivo potrebbe rappresentare un colossale autogol. L'Italia, già povera di risorse e priva di nucleare, non può permettersi di non sfruttare il gas naturale presente nel Mediterraneo.

Buon senso, si dirà, tuttavia il referendum del 17 aprile rappresenta anche una formidabile occasione per imprimere un nuovo corso alle politiche energetiche del Paese. Bloccando le estrazioni i colossi dell'Oil&Gas dovranno, volenti o nolenti, ricalibrare le proprie strategie e l'auspicio, in sinergia con quanto emerso a Parigi nel corso di Cop21, è quello di assistere ad un rapido sviluppo delle rinnovabili.

Tornando ai numeri, il quorum sembra in ogni caso difficile da raggiungere. I sondaggi rilevano una diffusa disillusione tra l'elettorato con alcuni esponenti politici di rilievo, come per l'appunto Speranza, che si "accontenterebbero" di un buon risultato almeno nelle regioni promotrici come, ad esempio, la Basilicata, territorio squassato dalla recente inchiesta sulle estrazioni petrolifere.

Un fattore che probabilmente inciderà pesantemente sull'affluenza alle urne.

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