Abbandono e cementificazione

Abbandono e cementificazione

Terra coltivata: -28% negli ultimi 25 anni

  Venerdì, 22 Aprile, 2016 - 10:10

L'Italia ha perduto il 28% di terra coltivata solo nell'arco degli ultimi 25 anni: cementificazione e abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato hanno ridotto la superficie agricola utilizzabile ad appena 12,8 milioni di ettari. "Solo una pianta da frutto su tre - denuncia Coldiretti - si è salvata negli ultimi 15 anni con la scomparsa di oltre 140.000 ettari di frutteti".

Eradicazione massiccia che rischia di far perdere all’Italia il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea.

"La situazione - continua la Coldiretti - non è migliore per le fattorie da cui sono scomparsi 2 milioni di animali tra mucche, maiali e pecore negli ultimi dieci anni con il pericolo di estinzione per le razze storiche e lo spopolamento delle aree interne e montane. A rischio c’è anche il primato dell’enogastronomia Made in Italy, sempre più dipendente dall’estero che per carne, salumi, latte formaggi. Minacciate di estinzione - precisa la Coldiretti – vi sono ben 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini".

E, nel frattempo, sul territorio infragilito si abbattono con violenza precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire.

"Il risultato - sostiene la Coldiretti - è che sono saliti a 7.145 i comuni italiani, ovvero l'88,3% del totale, a rischio frane o alluvioni. Secondo i dati Ispra, 1.640 centri abitati hanno nel loro territorio solo aree a derivata propensione a fenomeni franosi, 1.607 sono invece i comuni a pericolosità idraulica e 3.898 quelli in cui coesistono entrambi i fenomeni. Le regioni con il 100% dei Comuni a rischio idrogeologico sono sette: Valle d'Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. A queste si aggiungono Calabria, provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia con una percentuale di comuni interessati maggiore del 90%".

Ambiente

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