Emilia-Romagna: l'exploit del biologico

Emilia-Romagna: l'exploit del biologico

+9,8% la superficie agricola bio in Emilia-Romagna, +2% di sole colture cerealicole

  Lunedì, 21 Marzo, 2016 - 12:47

Vola in Emilia-Romagna la produzione biologica.
+9.8% la superficie agricola riconvertita a biologico nell'ultimo anno in questa regione (+2%, se consideriamo solamente la voce relativa alle colture cerealicole) mentre il dato nazionale si ferma ad un +5%.

Un risultato che è la diretta conseguenza dell'aumento della domanda di farine di grano tenero che ha fatto lievitare i prezzi alla produzione: da 370 a 410 euro/tonnellata negli ultimi 12 mesi.

“In aumento – rileva Paolo Parisini, presidente della Sezione Biologica di Confagricoltura Emilia-Romagna - anche la richiesta dei grandi antichi quali il Gentil Rosso e il Marzuolo del Cimone.”
Sono questi i numeri salienti che emergono dal recente rapporto “Bio in cifre 2015” stilato dal Sinab, il Sistema di Informazione Nazionale sull'agricoltura biologica.

Scorrendo i dati, l'Emilia-Romagna svetta nella classifica nazionale con 40.279 ettari complessivi destinati alle colture foraggere (che includono quelle destinate agli allevamenti di bovini da latte per la produzione di Parmigiano Reggiano); 12.800 ettari di cereali; 2.500 ettari di orticole e 2.300 coltivati a frutteto.
Nel comparto del biologico spiccano anche le grandi dimensioni delle coltivazioni di noce e nocciolo (1.200 ettari) e di viti biodinamiche (2.600 ettari).

“Inoltre – aggiunge Parisini – le domande di conversione al biologico, sono aumentate in regione del 15% in un anno e il numero dei produttori è passato da 2.700 a 3.300, anche grazie agli incentivi offerti dal nuovo Psr 2014-2020.”

Confagricoltura Emilia Romagna commenta con soddisfazione questa attenzione nei confronti del biologico sottolineando, però, ciò di cui necessita adesso il comparto per poter crescere, ossia: un'alta specializzazione e terreni vocati.

“Soprattutto la zootecnia – osserva Parisini – è limitata dalla scarsa disponibilità di alimenti proteici e per favorire il reale incremento delle stalle bio, bisogna creare fin d’ora tutti i presupposti affinché tali allevamenti possano essere autosufficienti nell’alimentazione degli animali arrivando fino al 100% di alimenti autoprodotti.”

“È pertanto necessario – sottolinea la nota di Confagricoltura - investire maggiori fondi nella ricerca applicata, rivolta sia al settore frutticolo in modo da definire nuove varietà resistenti alle patologie più aggressive, sia alle proteoleaginose per diffondere sul territorio cultivar capaci di garantire elevati tenori proteici e al contempo fissare quote maggiori di azoto atmosferico con i propri apparati radicali, imprimendo così un’azione concreta ai fini della tutela ambientale.”

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